LITURGIA - SANTA MARIA DELLA PRESENTAZIONE

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LITURGIA *  LITURGIA DELLE ORE *  I PADRI DELLA CHIESA * SANTI E BEATI

Da selezionare in questa pagina
  1. Anno liturgico
  2. Preghiamo con la Liturgia delle Ore
  3. Commento dei Padri, i Padri della Chiesa
  4. Devozione del mese: gli ANGELI
  5. Santi e Beati, calendario del mese
 
liturgia
L'anno liturgico è la celebrazione della vita di Gesù distribuita nell'arco di un intero anno.
"l'anno liturgico è composto dal ciclo delle stagioni liturgiche, le quali determinano le feste da osservare, le celebrazioni dei Santi, e i passi delle Sacre scritture da leggersi nelle celebrazioni."



tempo ordinario
inizia il lunedì dopo la domenica di Pentecoste e termina il sabato che precede la prima domenica di Avvento.
Il “tempo ordinario” è un periodo liturgico un pò particolare: quasi“noioso”, ordinario appunto, molto lungo, quasi un riempitivo tra i periodi più forti dell’anno, come Avvento-Natale o Quaresima-Pasqua.
Il tempo ordinario comunque non è un tempo “di riempimento”. E infatti non lo è. Le trentatrè o trentaquattro settimane del tempo ordinario, divise tra i due tempi forti, “post epifania” e “post pentecoste”, non celebrano nulla di particolare, se non la Pasqua di Cristo nella normalità.
Questo tempo spezza l’idea che l’Anno Liturgico sia un semplice itinerario catechistico, ma rende la celebrazione della Pasqua ogni domenica il centro e il fulcro dell’esperienza cristiana, nell’accogliere l’amore di Cristo che si esprime nella comunità cristiana, dalla creazione fino alla fine dei tempi. Il centro, quindi, rimane il mistero pasquale, che si può evincere chiaramente dai prefazi domenicali.

LITURGIA delle "ORE"
prega con la liturgia
Liturgia Cei        oppure lachiesa.it          oppure prega con audio  



La Liturgia delle Ore nasce dall’esortazione di Gesù a pregare sempre,
La Liturgia delle Ore sancisce un momento di dialogo fra Dio e gli uomini.
La Liturgia delle Ore si compone fondamentalmente della lettura della Parola di Dio e di Salmi diversi a seconda dei giorni e dell’orario.

Tutte queste preghiere comuni, suddivise nell’arco della stessa giornata, furono ordinate e andarono a formare la Liturgia delle Ore o Ufficio divino, una preghiera di lode e supplica della Chiesa con Cristo e a Cristo, arricchita di letture bibliche, cantici e inni.
La riforma di San Benedetto decretò la regola da applicare a questa consuetudine, stabilendo le diverse ore della giornata in cui i monaci dovevano ritrovarsi a pregare insieme, e le modalità.
L’usanza della Liturgia delle Ore si diffuse rapidamente anche al di fuori dei monasteri.
il Concilio Vaticano II ha decretato che, mentre i presbiteri e i vescovi devono praticare la celebrazione della Liturgia delle Ore nella sua forma integrale e i vescovi e i diaconi devono recitare le tre Ore maggiori, anche i fedeli sono tenuti a celebrare ogni giorno almeno le Ore canoniche.

SUDDIVISIONE
Le preghiere sono previste in diverse ore della giornata, articolata nelle ore canoniche.
Le due ore principali sono:
  • le Lodi Mattutine, che si celebrano all’inizio della giornata;
  • i Vespri, che si celebrano alla sera, solitamente all’imbrunire o prima di cena.

Struttura
La prima ora che si recita nella giornata (sia essa l’Ufficio delle Letture o le Lodi Mattutine) è preceduta dalla recita del salmo invitatorio con la sua antifona, che si ripete tra le strofe.
  • il Benedictus o Cantico di Zaccaria nelle Lodi;
  • il Magnificat o Cantico della Beata Vergine Maria nei Vespri.
* Si apre con un versetto (“O Dio, vieni a salvarmi” – “Signore, vieni presto in mio aiuto”, tratto dal salmo 69), a cui segue il Gloria al Padre.
* Poi un inno, tratto dalle composizioni poetiche di origine ecclesiale.
* Si continua con la recita di tre salmi:
Ogni salmo o parte di salmo è introdotto da un’antifona, che ha la funzione di orientare la preghiera al contenuto del salmo; al termine del salmo, salvo ove diversamente indicato, si recita la dossologia Gloria al Padre. L’antifona si recita di nuovo dopo il Gloria al Padre o comunque alla fine dello stesso salmo.
* Segue una lettura biblica con il suo responsorio.
Nelle LODI e nei VESPRI segue  un cantico tratto dal Vangelo:

Le Lodi si concludono con le invocazioni, e i Vespri con le corrispondenti intercessioni, a cui fa seguito il Padre nostro.
Tutte le ore terminano con l’orazione finale.
COMMENTO DEI PADRI DELLA CHIESA
I PADRI DELLA CHIESA
AMBROSIASTER                         SAN GIOVANNI CRISOSTOMO    
CLEMENTE ALESSANDRINO             SAN GIROLAMO               
DIDIMO IL CIECO                        SAN GREGORIO DI NISSA
DOROTEO DI GAZA                      SAN GREGORIO MAGNO
EVAGRIO PONTICO                       SANT’AGOSTINO DI IPPONA
GREGORIO NAZIANZENO                SANT’AMBROGIO
ORIGINE ADAMANTIO                    SANT’ANTONIO ABATE
SAN BASILIO MAGNO                    SANT’ATANASIO DI ALESSANDRIA
SAN CIPRIANO DI CARTAGINE           SANT’EFREM
SAN CIRILLO DI ALESSANDRIA          SANT’EUSEBIO DI CESAREA
SAN CROMAZIO DI AQUILEIA            SANT’ILARIO DI POITIERS
SAN CIRILLO DI GERUSALEMME        TERTULLIANO


CLEMENTE ALESSANDRINO

Tito Flavio Clemente, soprannominato l'Alessandrino, nacque verso l'anno 150 dell'era cristiana, in Alessandria, da genitori pagani.
La sua prima educazione fu pagana; ma convertitosi alla fede di Cristo, volle approfondire le verità del cristianesimo confrontandole con quello che era stato il pensiero dei principali filosofi greci (Platone, Aristotele, Eraclito, Democrito, ecc.), mettendone in evidenza i punti di contatto e quelli, più numerosi, di contrasto.
Clemente Alessandrino è, infatti, il primo scrittore che abbia cercato di portare, a sostegno del Cristianesimo, un largo corredo di erudizione profana ed abbia cercato di fondere insieme la filosofia greca con il pensiero cristiano.
Tito Flavio Clemente insegnò per moltissimi anni in Alessandria ed ebbe tra i suoi discepoli Origene ed Alessandro; questi poi divenne vescovo di Gerusalemme, ove aprì una scuola e fondò una importante biblioteca.
Clemente fu costretto, verso il 202, ad abbandonare il grande centro cosmopolita di Egitto, ove di tanto bene si era reso strumento, a seguito di una crudele persecuzione, che ebbe particolarmente di mira la sua persona. Si rifugiò allora in Cappadocia, ove non cessò di lavorare per la diffusione del Vangelo.
I principali scritti di Clemente sono il Protreptico, il Pedagogo e gli Stromata, tre libri che, nel loro insieme, formano un'intera opera (una Trilogia ), e costituiscono una introduzione al cristianesimo ed un vero trattato - il primo - di teologia cristiana.
il Protreptico, cioè "libro che esorta e converte", è un discorso che egli rivolge ai pagani per dimostrare tutta l'assurdità ed incoerenza della loro religione ed invitarli a cercare Cristo, perché‚ Cristo è il solo mezzo per giungere alla contemplazione di Dio.
Nel Pedagogo - il Pedagogo sarebbe Gesù Cristo - si insegnano ai catecumeni ed in genere a tutti i cristiani le norme del retto comportarsi ai bagni, nei conviti, nelle conversazioni; si danno suggerimenti riguardo alle suppellettili, al vestito, agli ornamenti, alla vita coniugale, ecc.: è insomma un vero trattato di morale.
Nel trattato degli Stromata - voce che significa "tappeti", quasi tessuto di dottrine - Clemente fa vedere le relazioni che passano tra scienza e fede, espone i contrassegni della vera fede e traccia la figura ideale del vero cristiano.
Tra le altre opere di Clemente è da ricordare il trattatello Quis dives salvetur, cioè Quale dei ricchi possa salvarsi, in cui sono contenuti ammaestramenti sul significato e l'uso della ricchezza nella concezione cristiana della vita.

Il lato più originale dell'opera. di Clemente Alessandrino è il suo tentativo di assimilare quanto di vero era nella filosofia greca; se il suo tentativo non può dirsi completamente riuscito, egli ha però aperto una via che dovrà conoscere in seguito i magnifici successi di Agostino e Tommaso e confermare che l'uomo è meravigliosamente fatto per la contemplazione del cielo (Protr.,4).
Un altro dei più interessanti aspetti del pensiero di Clemente è la sua venerazione per la tradizione; per attingerla alla fonte genuina, egli compì viaggi faticosi, cercando i maestri più insigni della dottrina .cristiana, poiché‚ questi conservavano la tradizione della beata dottrina che veniva immediatamente da Pietro, da Giacomo, da Giovanni, dai santi apostoli (Strom., l, 1)
Egli afferma essere .la .Chiesa che conferma e regola la tradizione, la quale non è una scienza umana, ma una scienza divina (Paed., I, 6) ; Pietro poi è l'eletto, l'eccellente, il primo dei discepoli, per il quale solo, oltre che per sè, il Signore pagò il tributo (Quis dives, 21).
Fu dunque Clemente Alessandrino uomo di vasta erudizione e dottrina, ma anche di grande bontà e di integerrimi costumi.
https://www.monasterovirtuale.it/clemente-alessandrino.html


Clemente non ebbe grande influenza nello sviluppo della teologia, se non quella personale sul giovane Origene. Le sue opere furono copiate di quando in quando, come fecero per esempio Sant'Ippolito di Roma nel suo Chronicon, Arnobio e Teodoreto di Cirro.
San Girolamo ne ammirava la cultura, mentre Papa Gelasio I, nel catalogo attribuitogli, menzionò le sue opere, ma aggiunse che non devono in nessun caso essere accettate.
Fozio I di Costantinopoli nel Bibliotheca biasimava una serie di errori dedotta dai suoi scritti, ma mostrava una propensione benevola verso Clemente, che, nella storia, era stato ridimensionato dalla grandiosità del suo allievo e successore Origene.
Fino al XVII secolo Clemente fu venerato come santo, il suo nome era citato nei martirologi, e la sua festa ricorreva il 4 dicembre. Ma quando il Martirologio Romano fu riformato da Papa Clemente VIII, dietro consiglio del cardinale Cesare Baronio, il suo nome fu eliminato dal calendario. Papa Benedetto XIV ratificò la decisione del suo predecessore per il fatto che la vita di Clemente era poco conosciuta, che non ebbe mai un culto pubblico all'interno della Chiesa e che alcune delle sue dottrine erano, se non errate, almeno sospette.

In tempi più recenti il favore nei confronti di Clemente si è accresciuto, vuoi per il suo affascinante stile letterario, vuoi per il suo attraente candore, vuoi per lo spirito coraggioso che lo rese un pioniere della teologia o per la sua inclinazione verso le speculazioni filosofiche.
Il suo spirito era già moderno; inoltre, per l'epoca, era insolitamente colto: aveva una conoscenza completa dell'intera letteratura biblica e cristiana, delle opere sia ortodosse che eretiche; era versato nelle lettere ed aveva una eccellente conoscenza dei poeti e dei filosofi pagani, che amava citare e dei quali preservò un gran numero di frammenti di opere perdute.
La mole di informazioni e citazioni raccolta e assemblata nelle sue opere è un evento eccezionale per l'antichità, sebbene non sia improbabile che utilizzase i florilegia (antologie) dai quali traeva brani di prima qualità.
Papa Benedetto XVI, nell'udienza generale del 18 aprile 2007, ne ha fatto argomento della sua catechesi sui personaggi della chiesa nascente, chiamandolo santo e tessendone le lodi
https://it.cathopedia.org/wiki/Clemente_di_Alessandria


MESE di SETTEMBRE dedicato agli
ANGELI
devozione
degli ANGELI







La concezione degli angeli come custodi delle nazioni presente nella Bibbia, specialmente nel libro di Daniele, fu mantenuta anche nell’antichità cristiana. Origene volle in questo modo cristianizzare la credenza ellenistica, secondo la quale diversi dei proteggerebbero differenti popoli, attribuendo agli angeli la funzione che i pagani conferivano agli dei. Anche per Origene la distribuzione dei popoli fra i diversi angeli ha luogo nel momento della dispersione delle genti dopo l’episodio della torre di Babele. Si può dire che l’idea degli angeli ai quali si affidano i popoli è condivisa fra i Padri. Si incontra anche in Pseudo-Dionigi. Grazie ad essi ha acquistato grande autorità nel pensiero cristiano posteriore.

Vediamo altri testi. Teodoreto dice: «Che ogni nazione abbia il proprio Angelo custode lo afferma la Bibbia». San Basilio afferma: «Alcuni angeli sono a capo delle nazioni, altri accompagnano ognuno dei fedeli». Clemente di Alessandria definisce «prefetture» come «dei distretti amministrativi degli angeli sui popoli e le comunità».
Origene, interpretando la visione notturna di San Paolo, considera l’uomo della Macedonia come il suo angelo protettore. «Ogni popolo ha il suo angelo a capo» dicono San Gregorio, Cassiano e S. Isidoro. San Cirillo di Alessandria fa eco alla generale credenza per la quale ogni regno ha un angelo specificamente incaricato di guidarlo. San Gregorio Nazianzeno, quello di Nissa e San Giovanni Crisostomo insegnano che ad ogni nazione è stato dato un angelo custode, che la protegge e ispira santi pensieri a quelli che guida.

San Girolamo, sant’Ilario e sant’Ambrogio descrivono l’angelo di ogni regno nell’atto di intercedere per i suoi figli e di custodirli con la sua protezione. San Giovanni Damasceno dice di loro: «Messaggeri e ministri di Dio eseguono la sua volontà, delle volte si mostrano agli uomini, sono destinati ad essere custodi di certe regioni della terra, di certe nazioni; si occupano dei nostri interessi e ci prestano soccorso».
San Tommaso d’Aquino (1225-1274) attribuisce la missione di «angelo della nazione» al coro degli Arcangeli. Così come ci sono governatori visibili, ci sono anche governatori e principi invisibili, che amministrano il creato di Dio. Per spiegare la gerarchia angelica dice che gli Arcangeli si occupano della custodia delle nazioni.

San Francesco Saverio, apostolo gesuita del Giappone, non esitava a raccomandare il suo apostolato agli angeli custodi del Giappone: «Non mi aspetto nulla da me stesso, poiché ho riposto tutta la mia fede in Gesù Cristo, nella Santissima Vergine Maria e nei nove cori degli angeli, fra i quali ho scelto come protettore, principe e paladino della Chiesa militante San Michele. E ho tutta la speranza in questo arcangelo, al quale ho affidato la protezione speciale del gran regno del Giappone. Mi rivolgo ogni giorno a lui e a tutti gli angeli custodi del Giappone».

Anche Origene sosteneva l’opinione che Dio avesse destinato angeli alla custodia delle comunità: «Ogni diocesi è guidata da due vescovi, uno visibile e l’altro invisibile, l’uno uomo e l’altro angelo».
Il santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney, venerò in modo particolare l’angelo della diocesi. San Francesco di Sales cita le esperienze di san  Pietro Favre: «Lui era abituato a salutare l’angelo custode di ogni parrocchia, in quanto entrava in essa e raccontava di avere sperimentato il suo aiuto per allontanare gli eretici e renderli docili per ricevere la dottrina della salvezza». San Francesco di Sales dice anche che ognuno dovrebbe onorare l’angelo della propria diocesi, per un aiuto temporale e spirituale. L’idea degli angeli protettori speciali sembra molto logica, ragionevole. È solamente l’applicazione del principio generale di una gerarchia nel governo dell’universo, dove gli angeli agiscono in una catena di eventi.

Papa Giovanni Paolo II, durante le sue catechesi sugli angeli, affermò: «seguendo il libro di Daniele si può affermare che le funzioni degli angeli come ambasciatori del Dio vivo non solo si estendono ad ogni uomo e a quelli che hanno funzioni speciali, ma anche a intere nazioni» (Giovanni Paolo II, udienza generale del 30 luglio 1986).

Il Direttorio vaticano sulla Pietà Popolare e la Liturgia afferma al n. 216: «Lungo i secoli i fedeli hanno tradotto in espressioni di pietà le convenzioni di fede riguardo al ministero degli angeli: li hanno presi come patroni di città e protettori di gruppi; hanno eretto santuari famosi in loro onore come Mont-Saint-Michel in Normandia, San Michele della Chiusa in Piemonte e San Michele del Gargano in Puglia, hanno stabilito giorni festivi, composto inni ed esercizi di devozione».
Questo testo di don Marcello Stanzione è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. E’ possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

CALENDARIO SANTI E BEATI 2022
calendario santi 2022
        RICORRENZE
SETTEMBRE 2022

Lunedì 5
Santa
Madre Teresa
di Calcutta

Gioved 8
Natività
della Beata Vergine MARIA

Lunedì 12


Santissimo
Nome di MARIA

Mercoledì 14
Esaltazione
della CROCE


Giovedì 15
Beata
Vergine Maria
Addolorata

Lunedì 19
 San Gennaro

Venerdì 23

San Pio
da Pietrelcina


Giovedì 29
Santi Arcangeli
Michele Gabriele
Raffaele
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