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devozioni a NOVEMBRE

devozione storia preghiera
LA CHIESA RICORDA I FEDELI DEFUNTI

L'idea di commemorare in un unica ricorrenza tutti i morti risale al secolo IX grazie all’abate benedettino sant’Odilone di Cluny. Il significato è quello di pregare le per le anime di tutti coloro che ci hanno preceduti nel segno della fede e si sono addormentati nella speranza della resurrezione e per tutti coloro dei quali solo Dio ha conosciuto la fede
preghiera supplica
COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI
QUAL È IL SIGNIFICATO DI QUESTA RICORRENZA?

PERCHÉ È STATA SCELTA LA DATA DEL 2 NOVEMBRE?


PAPA FRANCESCO:
«PARLARE CON I SANTI E I DEFUNTI NON È SUPERSTIZIONE»
La commemorazione dei fedeli defunti appare già nel secolo IX, in continuità con l’uso monastico del secolo VII di consacrare un giorno completo alla preghiera per tutti i defunti.
Amalario, nel secolo IX, poneva già la memoria di tutti i defunti successivamente a quelli dei santi che erano già in cielo.
È solo con l’abate benedettino sant’Odilone di Cluny che questa data del 2 novembre fu dedicata alla commemorazione di tutti i fedeli defunti, per i quali già sant’Agostino lodava la consuetudine di pregare anche al di fuori dei loro anniversari, proprio perché non fossero trascurati quelli senza suffragio.
La Chiesa è stata sempre particolarmente fedele al ricordo dei defunti. La speranza cristiana trova fondamento nella Bibbia, nella invincibile bontà e misericordia di Dio.
«Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!», esclama Giobbe nel mezzo della sua tormentata vicenda. Non è dunque la dissoluzione nella polvere il destino finale dell’uomo, bensì, attraversata la tenebra della morte, la visione di Dio.
Il tema è ripreso con potenza espressiva dall’apostolo Paolo che colloca la morte-resurrezione di Gesù in una successione non disgiungibile. I discepoli sono chiamati alla medesima esperienza, anzi tutta la loro esistenza reca le stigmate del mistero pasquale, è guidata dallo Spirito del Risorto.
Per questo i fedeli pregano per i loro cari defunti e confidano nella loro intercessione.
Nutrono infine la speranza di raggiungerli in cielo per unirsi gli eletti nella lode della gloria di Dio.

https://www.famigliacristiana.it/articolo/2-novembre-oggi-la-chiesa-ricorda-i-defunti-ecco-le-cose-da-sapere.aspx
Nel convento di Cluny viveva un santo monaco, l’abate Odilone, che era molto devoto delle anime del Purgatorio, al punto che tutte le sue preghiere, sofferenze, penitenze, mortificazioni e messe venivano applicate per la loro liberazione dal purgatorio.
Si dice che uno dei suoi confratelli, di ritorno dalla Terra Santa, gli raccontò di essere stato scaraventato da una tempesta sulla costa della Sicilia; lì incontrò un eremita, il quale gli raccontò che spesso aveva udito le grida e le voci dolenti delle anime purganti provenienti da una grotta insieme a quelle dei demoni che gridavano contro lui, l’abate Odilone.
Costui, all’udire queste parole, ordinò a tutti i monaci del suo Ordine di fissare il 2 Novembre come giorno solenne per la commemorazione dei defunti. Era l’anno 928 d. C.
Da allora, quindi, ogni anno la “festa” dei morti viene celebrata in questo giorno.
Da allora quel giorno rappresenta per tutti una sosta nella vita per ricordare con una certa nostalgia il passato, vissuto con i nostri cari che il tempo e la morte han portato via, il bene che coloro che ci hanno preceduti sulla terra hanno lasciato all’umanità, e il loro contributo all’aumento della fede, della speranza, della carità e della grazia nella Chiesa.

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Parlare con i santi e con i nostri cari che non ci sono più non è una superstizione. Papa Francesco dedica la catechesi di questo mercoledì a San Giuseppe e alla comunione dei santi e spiega che è «grazie alla comunione dei santi che sentiamo vicini a noi i Santi e le Sante che sono nostri patroni, per il nome che portiamo, per la Chiesa a cui apparteniamo, per il luogo dove abitiamo, e così via. Ed è questa la fiducia che deve sempre animarci nel rivolgerci a loro nei momenti decisivi della nostra vita. Non è una cosa magica, non è una superstizione la devozione ai santi, è semplicemente parlare con un fratello una sorella che ha percorso una via giusta e ora è davanti a Dio e io parlo con questo fratello e questa sorella per una intercessione per una mia necessità».

Noi stessi abbiamo una devozione o la vediamo in altri, per esempio, una devozione ai vecchi genitori, «è una espressione di amore», dice Francesco. Sappiamo che «abbiamo degli amici in cielo, c’è un legame esistenziale che non si rompe».
A volte, sottolinea il Pontefice, «il cristianesimo può cadere in forme di devozione che sembrano riflettere una mentalità più pagana che cristiana. La differenza fondamentale sta nel fatto che la nostra preghiera e la devozione del popolo fedele non si basa sulla fiducia in un essere umano, o in un’immagine o in un oggetto, anche quando sappiamo che essi sono sacri. Persino quando ci affidiamo pienamente all’intercessione di un santo, o ancora di più della Vergine Maria, la nostra fiducia ha valore soltanto in rapporto a Cristo. E il legame che ci unisce a Lui e tra di noi ha un nome specifico: “comunione dei santi”. Non sono i santi a operare i miracoli, ma soltanto la grazia di Dio che agisce attraverso di loro».

E spiega che «la “comunione dei santi” è la comunità dei peccatori salvati. Tutti sono a casa anche i bestemmiatori, questa è la comunione dei Santi, che tiene insieme la comunità dei credenti e chi è in cielo». Non solo, «in virtù della comunione dei santi, ogni membro della Chiesa è legato a me in maniera profonda, e questo legame è talmente forte che non può essere rotto neppure dalla morte.
Infatti, la comunione dei santi non riguarda solo i fratelli e le sorelle che sono accanto a me in questo momento storico, ma riguarda anche quelli che hanno concluso il pellegrinaggio terreno e hanno varcato la soglia della morte.

Pensiamo, cari fratelli e sorelle: in Cristo nessuno può mai veramente separarci da coloro che amiamo; cambia solo il modo di essere insieme a loro, ma niente e nessuno può rompere questo legame. La comunione dei santi tiene insieme la comunità dei credenti sulla terra e nel Cielo».
Ai fratelli e alle sorelle che ci hanno preceduto possiamo rivolgerci sempre, come si fa con un amico presente accanto a noi. «Tutti abbiamo bisogno di amici; tutti abbiamo bisogno di relazioni significative che ci aiutino ad affrontare la vita. Anche Gesù aveva i suoi amici, e ad essi si è rivolto nei momenti più decisivi della sua esperienza umana.

Nella storia della Chiesa ci sono delle costanti che accompagnano la comunità credente: anzitutto il grande affetto e il legame fortissimo che la Chiesa ha sempre sentito nei confronti di Maria, Madre di Dio e Madre nostra. Ma anche lo speciale onore e affetto che ha tributato a San Giuseppe. In fondo, Dio affida a lui le cose più preziose che ha: suo Figlio Gesù e la Vergine Maria».
E allora Francesco insegna anche una preghiera, che lui recita da oltre 40 anni tutti i giorni, proprio per rivolgerci a San Giuseppe e chiedere la sua protezione. «Più che una preghiera è una sfida a questo padre, a questo custode nostro che è san Giuseppe», dice. «Sarebbe bello che voi la imparaste: “Glorioso Patriarca San Giuseppe, il cui potere sa rendere possibili le cose impossibili, vieni in mio aiuto in questi momenti di angoscia e difficoltà. Prendi sotto la tua protezione le situazioni tanto gravi e difficili che ti affido, affinché abbiano una felice soluzione. Mio amato Padre, tutta la mia fiducia è riposta in te. Che non si dica che ti abbia invocato invano, e poiché tu puoi tutto”, ed è qui la sfida», spiega Francesco, «“presso Gesù e Maria, mostrami che la tua bontà è grande quanto il tuo potere. Amen”».

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PERCHÉ SI RICORDANO I DEFUNTI IL GIORNO DOPO LA SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI?

Nella professione di fede del cristiano noi affermiamo: «Credo nella santa Chiesa cattolica, nella comunione dei Santi».
Per “comunione dei santi” la Chiesa intende l’insieme e la vita d’assieme di tutti i credenti in Cristo, sia quelli che operano ancora sulla terra sia quelli che vivono nell’altra vita in Paradiso ed in Purgatorio.
In questa vita d’assieme la Chiesa vede e vuole il fluire della grazia, lo scambio dell’aiuto reciproco, l’unità della fede, la realizzazione dell’amore. Dalla comunione dei santi nasce l’interscambio di aiuto reciproco tra i credenti in cammino sulla terra i credenti viventi nell’aldilà, sia nel Purgatorio che nel Paradiso.

La Chiesa, pertanto, in nome della stessa figliolanza  di Dio e, quindi, fratellanza in Gesù Cristo, favorisce questi rapporti e stabilisce anche dei momenti forti durante l’anno liturgico e nei riti religiosi quotidiani.

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